TRADIZIONI
RISORSE ENOGASTRONOMICHE
Paese a vocazione prevalentemente agricolo-pastorale vanta tra i prodotti del suolo un olio di ottima qualità, vantato già da Virgilio che consigliava di rivestire il Taburno di olivi.
Ha una superficie agricola utilizzata di ettari (ha) 1065,39 (aggiornato all'anno 2000).
Il territorio agricolo, in gran parte collinare, è intensamente sfruttato anche per la produzione di ottimi vini come l'aglianico, piedirosso e falanghina e soprattutto di olio.
Sono presenti sul territorio anche molti alberi da frutto come i maestosi ciliegi.
Dall'allevamento soprattutto capro-ovino si ricavano formaggi di qualità (pecorino).
A Frasso si produce anche un ottimo miele
TRADIZIONI E STORIA
Una tradizione popolare racconta, che Frasso fu fondata dai profughi di Telesia antica città del Sannio Telesino quando questa fu distrutta dai Romani per aver parteggiato per Annibale. Allora molti di quei profughi si sarebbero stanziati qui, ai piedi del Gaudello (Monte S. Angelo) costruendo con dei frassini le prime loro capanne, donde il nome di Frasso.
Secondo studi aggiornati (cfr. BIBLIOGRAFIA), la PIANA DI PRATA, in tenimento di Frasso Telesino sarebbe stata teatro del famoso evento delle FORCHE CAUDINE (321 a.C.), quando i Romani subirono una pesante sconfitta ad opera dei Sanniti, mentre si portavano, "per la via più breve", a Lucera, in Puglia. Tale ipotesi sarebbe più corrispondente alla descrizione di Tito Livio, di quella che colloca l'episodio presso Arpaia.
La prima volta lo si trova menzionato con il nome di "Frasci" 'in un documento dell'anno 991/992 d.C. con il quale i principi longobardi Pandolfo II e Landolfo V, concedevano la "ecclesia Sancti Salvatoris de Frasci" alla badia di San Modesto in Benevento.' Anticamente Frasso fu chiamato anche Terra Fraxi, Universitas Terrae Fraxi.
Secondo lo storico Meomartini, l'aggettivo telesino (aggiunto nel 1863, dopo l'unità d'Italia), è improprio, perché la regione in cui trovasi Frasso era invece dei Caudini, onde dovrebbe dirsi di Frasso Caudino, tanto è vero che esso è appartenuto sempre alla diocesi di Sant'Agata de' Goti, e che questa Diocesi si aggregò alla giurisdizione territoriale dell'antico vescovado di Caudio.
Per ciò che riguarda il dominio feudale seguì sempre le sorti feudali della Contea di Caserta. Sotto gli Angioini ed Aragonesi fu posseduto dalla potente casa Della Ratta, sotto gli Spagnoli passò ai Gambacorta.
Nel 1655, una pia signora della casa feudale dei Gambacorta "Giulia", dono' all'Università di Frasso il suo ingente patrimonio per la costruzione della Chiesa della Madonna di Campanile e dell'annesso Conservatorio per l'educazione delle fanciulle civili povere. Tale Conservatorio fu affidato alle Monache Carmelitane (1741-1810), alle Monache Visitandine (1810-1919) e alle Suore Vittime Espiatrici di Gesù Sacramentato (1940-1968). I beni della donazione Gambacorta furono venduti nel 1926. Del ricco patrimonio donato dalla Principessa Gambacorta rimane soltato il Palazzo e l'annessa Chiesa della Madonna di Campanile, restaurata negli anni '80 dall'Amministrazione Comunale presieduta dal Prof. C. Calandra.
Nel 1647 vi fu una ripercusione della famosa rivoluzione di Masaniello Un certo Luccio Di Gregorio, a capo di un gruppo di popolani, assalì il Palazzo del Principe di Frasso. Questi però, riuscì a fuggire, riparando nel Castello di Limatola, ma non così il suo figliuolo che fu barbaramente trucidato dai ribelli.
Dopo l'unità d'Italia (1861) il Comune di Frasso passo' dalla provincia di Terra di Lavoro alla nuova provincia di Benevento, assumendo, accanto all'antico nome, l'aggettivo Telesino per distinguersi da altri comuni con lo stesso nome, presenti nel Lazio e in altre regioni italiane.
Il Comune di Frasso Telesino è stato molto interessato al fenomeno dell'emigrazione, soprattutto tra la fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento(verso gli Stati Uniti) e dal 1960 in poi (verso il Nord Italia, la Svizzera, la Germania e la Francia). Il fenomeno è tuttora presente. Per tale motivo, nel corso degli ultimi 50 anni, la popolazione si è quasi dimezzata ed è invecchiata.
Il 25 marzo 1909, in seguito ad una sommossa popolare fu incendiata la sede del Municipio in Piazza IV Novembre.
Nel 1943, Frasso fu interessata dal secondo Conflitto mondiale. Subì l'occupazione dei Tedeschi e degli Alleati, che la bombardarono provocando distruzioni e morte di civili.